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Vampiretto

UNA GRADEVOLE PARABOLA SUL CORAGGIO E LA VOLONTÀ DI SUPERARE LE DIFFERENZE IN NOME DI UNA COMUNE VOGLIA DI AVVENTURA.

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Rudolph Sackville-Bagge sta per compiere 13 anni – per la trecentesima volta. È infatti un vampiretto che vive in Transilvania, apparentemente indisturbato. Ma il perfido Rookery, cacciatore di vampiri, è in agguato e riesce a fare prigioniera quasi tutta la sua famiglia: riescono a fuggire solo il ragazzino, i genitori e la sorella Anna, e riparano nella vicina Germania presso un bed and breakfast che ospita già una famiglia di San Diego in vacanza. Sarà proprio Tony, il figlio della coppia di americani, ad aiutare Rudolph a contrastare il perfido Rookery, e fra i due tredicenni nascerà una inaspettata amicizia.
Vampiretto è basato sulla saga letteraria omonima firmata dalla scrittrice tedesca Angela Sommer-Bodenburg ed è il secondo adattamento cinematografico dopo Il mio amico vampiro, diretto nientemeno che da Uli Edel.

Questa volta si è scelta la strada dell’animazione ed è stato riconfermato alla sceneggiatura l’americano Larry Wilson, già coautore de La famiglia Addams e Beetlejuice, nonché di Il mio amico vampiro. L’intervento di Wilson, aperto alla cultura pop (con accento cinefilo: ad esempio cita la scena più famosa di Acque del Sud), colora di simpatica ironia quella che avrebbe potuto essere una storia troppo dark, rendendola adatta sia al pubblico più giovane, che ai genitori che coglieranno i numerosi riferimenti “in codice”.
L’animazione ha una sua originalità non riconducibile né alla matrice statunitense né a quella giapponese, e le scene d’azione abbondano sottoforma di inseguimenti e di battaglie all’ultimo spruzzo d’aglio. In particolare i due registi – il tedesco Richard Claus e il danese Karsten Kiilerich – fanno leva su una delle fantasie più frequenti nei bambini: quella di volare, e di farlo proprio come nei sogni, con un misto di sgomento e di euforia, guardando i propri piedi che penzolano nel vuoto, perdendo l’equilibrio in aria e scoprendo di poter librare come un uccello (o un vampiro).
Al centro della storia c’è l’amicizia e l’altruismo che questa richiede, e Vampiretto si rivela una gradevole parabola sul coraggio e la volontà di superare le differenze in nome di una comune voglia di avventura. C’è una grazia lieve nel modo in cui gli animatori raccontano la loro vicenda, con tanto di parentesi romantica (Tony ed Anna scopriranno qualche regola dell’attrazione). La coproduzione, che coinvolge Germania, Inghilterra, Danimarca e Paesi Bassi, fa intravvedere una strada europea all’animazione che non passi necessariamente attraverso i poli inglese e francese.

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